Hai realmente bisogno di un byte o di plantari?

 

Quando un operatore sanitario prescrive sia un byte che un paio di plantari scappa in fretta (o almeno aspetta di capire bene prima di accettare)!!

Questo perché di solito il risultato è solo una compensazione di una compensazione dei problemi. Inizialmente potrà dare una sensazione di benessere poi, a lungo termine creerà nuovi sintomi e sposterà i problemi reali.

Ciò perché renderà i muscoli ipertonici e questo sarà interpretato da molti come sensazione di forza. Spesso i professionisti sanitari non conoscono il fenomeno di ipertonicità muscolare o non sanno come testarlo e quali sono le conseguenze per la salute del paziente.

(Ipertonicità muscolare: ovvero un muscolo precedentemente debole o normale dà la sensazione di essere tornato forte o diventato fortissimo. In realtà questo muscolo ha una tensione o tono eccessivo, e quindi con il tempo si estingue a livello metabolico creando problemi seri e difficili da individuare perché possono essere lontani dal dolore spontaneo che riferisce il paziente.)

Ci sono “professionisti” molto abili nel convincere un paziente dolorante, fiducioso a fare dei plantari o byte. A volte poi ci si rende conto che lo fanno fare da un loro amico.

 

Con i plantari c’è la possibilità di sentirsi meglio inizialmente, poi, solitamente dopo 3\6 mesi il paziente inizia ad avere mal di schiena, spesso a livello dorsale e cervicale. E purtroppo non mettono questi dolori in correlazione con i plantari.

Certi plantari (soprattutto quelli fatti in plastica o con materiale duro) creano subito una debolezza ai muscoli cervicali, altri interferiscono con la deambulazione.

 

Con il metodo Sanrocco testiamo sempre il paziente con e senza plantari a tre livelli:  la postura statica dietro il filo a piombo, la forza muscolare cervicale e l’effetto sulla deambulazione. Controlliamo anche con attenzione sul podoscopio se i piedi sono realmente piatti come era stato detto al paziente (in 30% degli casi non è cosi perché molti “professionisti” si basano solo sulla forma del tendine d’Achille e l’appoggio del calcagno)

 

Solo l’insieme di questi test permette di avere una completa valutazione funzionale dei plantari ed eventuali benefici o danni.

piet serupiet seru

 

Per verificare e intervenire nei bambini è bene attendere fino ai 7-10 anni di età in quanto in precedenza le ossa del piede non sono ancora ben definite.

 

 

Il byte invece è diventato una moda e purtroppo nella maggior parte dei casi non serve, anzi spesso è dannoso per il paziente non solo a livello posturale e muscolare ma anche economico.

I più fortunati hanno subito mal di testa o un aumento dei sintomi e capiscono che non va bene.

 

Con il metodo Sanrocco abbiamo un’ampia esperienza, perché abbiamo, primi al mondo, compiuto una ricerca clinica alla Sanrocco, con l’aiuto di dentisti, professori universitari, medici, neurologi e podologi su più di 3000 pazienti in un periodo di 10 anni (dal 1982 al 1992). Questa ricerca ha rivelato che qualche volta i problemi all’articolazione temporo-mandibolare interferiscono con le correzioni fatte da noi chiropratici e viceversa che un problema per esempio al piede può creare una  malocclusione. Queste informazioni, che sono integrate nel metodo Sanrocco, danno anche la possibilità di identificare il 90% di tutti i problemi alla mandibola che possono dare vita a problematiche lombari e cervicali, alla postura e alla forza muscolare e permettono di sapere quando c’è bisogna di un dentista per risolvere la situazione. Sulla base di questa ricerca abbiamo sviluppato diversi test semplici da eseguire, ma che richiedono una grande esperienza da parte di chi lo interpreta  per capire se si tratta di un problema ascendente, discendente (= in bocca) o misto. Il Dr. Meersseman, insieme con l’equipe Sanrocco e tanti dentisti, dopo cinque anni di prove su tantissimi pazienti, nel 1987 ha finalizzato uno di questi test. Da questo segue il protocollo che prende il suo nome.

Negli anni è stato (purtroppo) copiato e modificato da vari professionisti, alcuni dei quali hanno fatto passare questa ricerca come loro dando un altro nome al test.
In alcuni ambienti insegnano gran parte di questo protocollo cambiando il nome di Meersseman   per esempio in Mahmani (che noi conosciamo bene perché i primi pazienti con problemi discendenti venivano da noi mandati da lui a Parigi perché nel ‘82 e ‘83 non avevamo trovato dentisti italiani disposti a collaborare con noi chiropratici del Sanrocco).
Così in queste scuole non devono ora dare credito ai chiropratici e possono far credere di avere inventato loro questa metodologia. Purtroppo hanno anche copiati gli errori che avevamo inserito nella prima pubblicazione!!!

 

Protocollo

  1. A) Esame iniziale

Analisi dietro il filo a piombo. Si prende nota degli squilibri strutturali e delle deviazioni così come riscontrati dietro il filo a piombo (antero-posteriore e laterale)
Se possibile fate un esame stabilometrico,

Palpazione dinamica.
Si prende nota del lato di fissazione della sacroiliaca e palpate i punti dolorosi della sacroiliaca e della prima costola.
 Si controlla il movimento passivo della colonna cervicale (flessione laterale e rotazione della testa).

Posizione supina
Si prende nota del lato della gamba corta.
Palpate alla ricerca di punti dolorosi (ginocchio mediale, laterale: fossa superiore, inferiore)
Si controlla la differenza nella intra rotazione passiva delle gambe. Si controlla la mobilità passiva dell’articolazione coxo-femorale (grado di abduzione)
Si controlla i muscoli indicatori (muscoli deboli o forti in the clear)
Palpate la zona occipite-atlante-epistrofeo e prendete nota dei punti dolorosi.

  1. B) Procedura in bocca

A seconda di quello che vedete in bocca dovete posizionare dei rulli di cotone o cartoncini tra ì denti.

Abbiamo 4 possibilità:

problemi masticazione

Masticazione monolaterale e morso incrociato
Dovete aumentare più da un lato rispetto all’altro con dei cartoncini (dall’ultimo molare fino al primo premolare).

 

 

 

 

malocclusioneMorso aperto, frenulo corto
. Chiudere lo spazio aperto con dei rulli di cotone, bloccando la lingua.

 

 

 

 

malocclusioneContatto degli incisivi

Mettete i cartoncini dall’ultimo molare fino al primo premolare bilateralmente, aumentando la dimensione verticale fino a che gli incisivi non siano più in contatto.

 

 

 

Mancanza di dimensione verticale (overbite, denti mancanti)
Ogni volta che avete dei denti mancanti, riempite lo spazio con dei rulli dì cotone.
Aumentate la dimensione verticale con dei cartoncini dall’ultimo molare fino al primo premolare.

 

  1. C) Chiedete al paziente di camminare e di deglutire

1) Deglutizione

La deglutizione è la prima funzione muscolare volontaria presente in un essere umano, tuttavia si tratta fondamentalmente di un meccanismo involontario. Viene considerata in questo modo perché si verifica almeno 50 volte durante il sonno e 350 volte inconsciamente durante il giorno. Ha inizio verso il terzo mese di gravidanza e dura tutta la vita con una frequenza di circa 800 volte al giorno. La maggior parte dei muscoli del sistema stomatognatico sono coinvolti nella deglutizione (oltre allo sternocleidomastoideo e il trapezio superiore).
La forza che si crea tra l’arcata dentaria superiore e quella inferiore è circa la metà della forza massima che si può ottenere stringendo i denti.

La cavità orale, composta da lingua, palato, arcate dentarie e saliva, è la valvola principale della corrente superficiale generata dal meccanismo della deambulazione. In primo luogo, la lingua serve come punto di contatto tra il circuito dei meridiani GV e CV. In secondo luogo il palato e l’arcata dentaria superiore formano un termine del circuito, mentre la lingua e l’arcata dentaria inferiore comprendono l’altro termine.
Viene dunque a formarsi un circuito chiuso tra i due meridiani durante il processo dì deglutizione.
In questo meccanismo, la lingua grazie alla deglutizione ritmica servirà come una valvola autonoma CV/GV.

Il circuito chiuso formato dalla lingua durante la deglutizione tra
i due meridiani CV/GV:deglutizione normale

Il processo di deglutizione consiste non solo nella lingua che viene spinta in alto contro il palato ma concerne anche la cavità orale con l’occlusione delle arcate dentarie superiore e inferiore. Inoltre, comprende anche la chiusura delle labbra e la contrazione della muscolatura orale che le circonda.
Questo processo forma una cavità fluida semi-chiusa (saliva) dove l’energia elettromagnetica può essere trasportata da un limite all’altro, completando il circuito GV/CV. Questo circuito superficiale è energizzato dal meccanismo di deambulazione che dipende dall’attività coordinata del sistema neuromuscoloscheletrico. Di conseguenza il meccanismo a valvola include la comunicazione di ritorno (feedback) con i gruppi muscolari che presiedono la deambulazione.

Questo apparato è stato citato per primo da Dr. G. Goodheart, chiropratico, nella sua scoperta clinica del fenomeno del “dente neurologico”. Il suo diligente e coraggioso lavoro in questo campo sconosciuto mostrava come ogni dente o tasca del dente e correlato con un muscolo posturale scheletrico. Inoltre ha dimostrato che a volte una patologia dentale può creare dei disturbi in questo muscolo associato, “dente neurologico”.
Per sostenere questa tesi delle ricerche cliniche condotte da tanti dentisti italiani come M. Libertucci, G. Guaglio, G. Stefanelli, E. Zucchi hanno mostrato in numerosi casi questa connessione inusuale.

 

 

denti e muscoli

 

 

2) Deambulazione

a – La deambulazione annullerà il programma cambiando l’input sensoriale negativo (se si tratta di un problema discendente). L’engramma, che corrisponde ad una certa fase della deambulazione si sbloccherà e la normale fisiologia muscolare verrà ristabilita.

b – Durante la deambulazione, quando la testa gira leggermente verso il braccio che va in avanti, la mandibola slitterà leggermente nella stessa direzione.
Di conseguenza, la contrazione in sequenza di questi muscoli dell’ATM porterà la mandibola a deflettere nella direzione del braccio in avanti e in direzione della rotazione del capo (cioè a destra). Perciò, l’interscambio fasico del passo tra destra e sinistra porterà la mandibola a deviare ritmicamente rispettivamente a sinistra e a destra.

Clinicamente questo fatto è di grande interesse poiché problemi ascendenti, come per es. una disfunzione ad un piede, possono bloccare il corpo in una delle fasi della deambulazione mentre si è a riposo. Questo può portare ad una malocclusione apparente, secondaria alle catene muscolari dinamiche della deambulazione. Perciò, correggere la malocclusione senza considerare il problema ascendente può causare una recidiva o una esacerbazione della sintomatologia clinica.

Di conseguenza, certe forme di disturbi nella deambulazione possono derivare da una patologia dentale o da certe forme di malocclusione. Molti di questi disordini sono di natura sottile e non creano delle disfunzioni nella postura statica. Tuttavia, si possono manifestare in situazioni dinamiche, specialmente durante la deambulazione.

 

  1. D) Ritestate i riscontri iniziali

Ci sono tre possibilità:

La maggior parte dei riscontri del primo esame sono migliorati. Si tratta di un problema discendente. Il paziente deve vedere un dentista prima di iniziare il trattamento chiropratico.

I riscontri sono essenzialmente gli stessi dell’esame iniziale. Si tratta di un problema ascendente. Il paziente deve procedere prima con il trattamento chiropratico.

Alcuni riscontri sono migliorati, altri sono rimasti gli stessi o si sono modificati ma non in meglio. Si tratta di un problema misto. Il paziente può procedere sia con il trattamento chiropratico che odontoiatrico.

 

ESEMPIO:”Ho mal di schiena, è necessario mettere il premolare mancante per stare bene” Cosi la chiropratica è stata la svolta della mia vita e mi ha ridato il benessere psicofisico.

Non avevo ancora 40 anni ma da tempo soffrivo di mal di schiena e sciatalgie; rimanevo bloccata e nessun antidolorifico mi faceva stare meglio.
Interpellai un ortopedico che mi fece fare una RM. Diagnosi: ernia del disco, più una protrusione. Mi consigliò l’intervento che consisteva nell’asportare l’ernia e limare la protrusione. “Percentuali di riuscita?”, domando. Risposta: il 50%. Poco, troppo poco.
Decisi che doveva esserci un’alternativa alla chirurgia, ai metodi tradizionali; mi informai e mi documentai e appresi che la chiropratica faceva grandi cose.

Era il 1995 quando andai per la prima volta alla Clinica San Rocco e conobbi il Dottor Seru; mi visitò e mi disse che per iniziare i trattamenti dovevo prima mettere un premolare mancante. Ho così appreso l’importanza di una buona masticazione, di una sana dentatura, perché tutto è collegato e nulla è per caso.

Andai dal mio dentista nel 1995 e il discorso fu: “ho mal di schiena, è necessario mettere il dente mancante per stare bene”. Suscitava stupore, ilarità e venni definita un po’ “strana”. Oggi per fortuna è diventata prassi la collaborazione tra dentisti e chiropratica.

La chiropratica è stata la svolta della mia vita, che mi ha ridato il benessere psicofisico che da molto non avevo più. Sì, anche psichico, perché il dolore toglie lucidità, serenità, ecc. 

piet seru

 

 

Qualche osservazione sul test di Meersseman e perché è statoingiustamente criticato:

Chi lo fa e lo interpreta deve avere alle spalle una notevole esperienza e capacità di osservazione, una conoscenza profonda dell’anatomia, della fisiologia del movimento, dell’analisi posturale, della palpazione statica e dinamica del bacino e della colonna vertebrale, della gnatologia e dei principali tipi di malocclusione dentale.

Il test non rivela una possibile ipertonicità muscolare, che può portare a conclusioni scorrette e solo un esperto in kinesiologia applicata lo può individuare.

Il test richiede solo un paio di spessori di carta o cotone che vengono messi in una specifica posizione fra i denti a seconda del problema, in altre parole non ci sono interessi economici che ne potrebbero favorire la divulgazione.

È stato male utilizzato e male interpretato da tante persone che non avevano sufficiente conoscenza della materia e questo spesso a spese della salute dei pazienti.

Il concetto di base, cioè la stretta interdipendenza funzionale del sistema stomatognatico con il resto del sistema neuro-muscolo-scheletrico ( dalla bocca fino ai piedi e viceversa), non solo complica la vita a tanti professionisti ( dentisti, ortodontisti, fisiatri, ortopedici, chiropratici, medici legali, ecc., perfino le compagnie di assicurazioni ) ma aumenta anche notevolmente la loro responsabilità, e per questi motivi tanti hanno perfino cercato di negare l’esistenza di questa correlazione.

 

problemi occlusione

 

 

 

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